Padri: sempre più presenti, se solo non si parla di quelli assenti!

    Al mattino quando accompagno mia figlia a scuola, troviamo tanti papà che percorrono la nostra stessa strada, mano nella mano coi loro bimbi. A volte, riesco a sentire il tono della voce di uno di loro, solitamente di chi ci cammina molto vicino, e le parole sono spesso giocose, tenere e amorevoli. A quel punto non posso non provare stima e rispetto per quel papà.                                                                                                          C’è una citazione che racchiude tutto il mio pensiero sull’argomento: “Ogni uomo può essere padre. Ci vuole una persona speciale per essere un papà”.

Tu cosa ne pensi?

Il ruolo di padre si è molto evoluto dal ‘900 ad oggi. Prima era colui che manteneva i figli, che dettava regole e punizioni, ma di fatto era assente nella fase di crescita della prole. Dal XX secolo ad oggi però la società si è trasformata rapidamente e anche la figura di padre ha vissuto un’importante sollecitazione al cambiamento. Non dimentichiamo anche l’importanza di studi che hanno stabilito come il padre sia indispensabile fin dai primi ani di vita del bambino, fondamentale per il suo sviluppo. Da più parti si sente dire però, che i padri di oggi sono genitori in crisi. Ma è davvero così o piuttosto sono stati capaci di sviluppare nuove caratteristiche? Mi riferisco alla cura, all’affettività alla tenerezza. Il codice materno e il codice paterno, sembrano di fatto sovrapporsi, ma i padri tuttavia sollecitano i figli in modo differente rispetto alla madre. Nei padri ad esempio prevale la fisicità, rispetto al linguaggio verbale della mamma.  Cosa succede nel caso di padri assenti? Sappiamo che la figura paterna può essere sostituita da una persona maschile di riferimento, come un nonno, uno zio, un professore.

Ci sono poi i papà millennials. Una recentissima ricerca di IPG Mediabrands, che ha coinvolto 5.250 papà tra i 25 e i 34 anni di tutto il mondo, ha certificato che i papà millennials sono più coinvolti nella cura dei figli. Anzi la maggior parte degli intervistati crede che l’essere diventato padre abbia avuto un impatto positivo sulla propria vita e l’abbia fatto diventare più responsabile, sicuro di sé e ottimista. Inoltre il 67% degli intervistati ritiene che il ruolo di madre e di padre siano equivalenti. Vi ricordate quella famosa sit-com andata in onda dal 2004, intitolata “Mammo”? Oggi i padri millennials rivendicano una loro identità e pertanto rifiutano di essere chiamati baby-sitter o mammo, per l’appunto.

Accanto a loro c’è la figura mitologica dei padri assenti. Si dice fossero dei semidei profondamente egoisti, egocentrici ed incapaci di provare sincero attaccamento emotivo.  A parole dichiaravano un amore infinito per i loro figli, ma  nei fatti erano inconcludenti, a volte bugiardi e profondamente sterili. Per fortuna nella realtà non sono mai esistiti. Del resto farei fatica a credere che un genitore possa disinteressarsi dei suoi figli.

Cosa ne pensi? Lascia un commento sui padri.

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2 pensieri riguardo “Padri: sempre più presenti, se solo non si parla di quelli assenti!

  1. Molto interessante. Davvero delicato il punto in cui si parla dei papà che accompagnano i figli a scuola. Mi colpisce anche la positività del non riuscire ad immaginare genitori disinteressati. Nella realtà esistono e spaventa il fatto che faccia parte di aspetti normali e non obbligatoriamente patologici di una persona. Purtroppo/per fortuna in questo articolo si è toccato un argomento caldo e scottante, che potrebbe davvero dare spunto ad un confronto sano. Io da ignorante, dato che non sono sposata nè ho figli, leggerei volentieri i pareri dei papà. Soprattutto di quelli che finalmente fanno i papà, interessandosi alla famiglia ed alla casa, e non perché ‘aiutano’ o ‘danno una mano’, ma perché anche loro ne fanno parte e sentono sinceramente questi aspetti come parte integrante della loro vita. Forse ho sforato?

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    1. Voglio credere che nella vita ci sono delle fasi in cui le persone non sono pronte, non hanno la giusta maturità per affrontare i momenti di passaggio, come la genitorialità. Non voglio condannare nessuno, anzi tante volte è meglio anche stare senza chi non è pronto (ma potrebbe essere anche una mamma), ci sono meno problemi pratici da gestire. Ma ci sarà un giorno in cui i confronti saranno inevitabili.
      La seconda parte del tuo commento, mi suona familiare, ma in effetti dipende molto dalla generazione di appartenenza dell’uomo e della donna, come dire, dal livello di cultura di genere che c’è nella coppia.
      Ti ringrazio molto per il tu commento.

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