Io l’otto e tu?

 

La mattina dell’8 marzo ho dato un bacio ad Eleonora e le ho fatto gli auguri per la festa delle donne. I suoi occhi si sono illuminati e mi ha chiesto il motivo, col sorriso di chi pregusta una festa a cui andare. Le ho spiegato che noi donne spesso abbiamo meno opportunità rispetto agli uomini, per lo studio, il lavoro, per la vita di tutti i giorni, che ci vede divise tra lavoro e famiglia. E’ una disuguaglianza che ancora oggi va combattuta. Per non parlare della violenza di genere.                                                                                          In questi giorni peraltro, ho sentito parlare di “maschicidio”, come fenomeno molto studiato e poco conosciuto. La violenza è violenza e come tale va sempre condannata.  Pur riconoscendo che esiste anche quella messa in atto da donne verso gli uomini, è innegabile che quella sulle donne è una piaga sociale.

Nel corso della giornata dell’8 marzo, mi sono ritrovata più volte a riflettere sul ruolo delle donne, complici i numerosi cortei  e gli scioperi del giorno, mostrati dai media. C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui facevo parte delle piazze, degli scioperi, delle manifestazioni. Credo che nessuno di noi può stare fermo, nessuno può lasciare agli altri le battaglie in cui crede. Sono convinta che oggi nel mondo stiamo tornando indietro, rispetto ai diritti civili delle donne. In Europa le destre e le ultra destre (come Vox) cercano di cancellare l’aborto, le leggi sulle violenze di genere e di far chiudere i centri antiviolenza. In Italia, a breve, faremo i conti con il ddl Pillon che introduce il principio di affido condiviso, anche nei casi di violenza domestica e di abusi. L’Onu ha prontamente inviato una lettera al governo, poiché il testo del ddl  «introdurrebbe disposizioni che potrebbero comportare una grave regressione, alimentando la disuguaglianza e la discriminazione basate sul genere, e privando le vittime di violenza domestica di importanti protezioni».Questo si traduce nell’urgenza di prendere sempre più coscienza dell’epoca in cui viviamo e di scendere in piazza. Non si può rimanere in disparte, almeno io non posso farlo e tu?

Alla sera ho raccontato a mia figlia che il prossimo anno voglio portarla ad un corteo, ma non ho ottenuto la risposta che mi aspettavo. Mi ha detto di no, che ora ci sono io a pensare ai suoi diritti e a lei va bene così. Bella risposta!!! Come preparare le nuove generazioni per il futuro, quando toccherà a loro prendere le redini della propria vita e delle proprie battaglie?                                                                                                                        Il giorno successivo ho fatto vedere ad Eleonora le foto, che circolano in rete sulle manifestazioni in tutta Italia: migliaia di persone, fra cui bambini, con cartelli con la scritta: “I veri maschi sono femminista”. E’ bastato questo per farle dire: “mamma, voglio andarci anche io!!”. E così sarà entusiasmante insegnare a mia figlia che le battaglie in cui credi, si affrontano in prima persona.

 

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