Non è una battuta. Molestie sessuali nei luoghi di lavoro: consapevolezza e prevenzione (seconda parte)

 

Continuando l’excursus di ospiti che si sono susseguiti sul palco del teatro Elfo Puccini:

Isabella Corazziari – Ricercatrice Istat –  ha illustrato  l’indagine “Sulla sicurezza dei cittadini” ( https://www.istat.it/it/files/2018/02/statistica-report-MOLESTIE-SESSUALI-13-02-2018.pdf), effettuata nel 2015-16 su un campione di 50.350 individui tra i 14 e i 65 anni. Per la prima volta i quesiti sulle molestie sono stati rivolti ad uomini e a donne ed è stata inserita una nuova domanda rivolta ad uomini e donne, riguardante gli atti sessuali subiti nell’infanzia. Rispetto all’ambito lavorativo, sono stati infine rilevati i ricatti sessuali subiti dalle sole donne per essere assunte, per mantenere il posto di lavoro o per ottenere avanzamenti di carriera.

Sono 8 milioni 816mila (il 43,6%) le donne dai 14 ai 65 anni che nel corso della loro vita hanno subito una qualche forma di molestia sessuale e sono 1 milione 404mila (8,9%) le donne tra i 15 e i 65 anni che hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro, per mantenere il posto o fare carriera: 425mila (2,7%) negli ultimi tre anni. Sono 3 milioni 754mila (il 18,8%) gli uomini che nel corso della vita hanno subito molestie, 1milione 274mila (il 6,4%) negli ultimi tre anni, 610mila (il 3,1%) negli ultimi 12 mesi. Ci sono più vittime tra le laureate (8,5%), di età tra i 35-44 (8,6%) e 45-54 anni (8,9%). Negli ultimi tre anni ci sono più vittime al di sotto dei 35 anni. Le regioni più a rischio sono: Lazio, Toscana e Liguria.

Gli autori delle molestie a sfondo sessuale sono in larga prevalenza uomini: lo sono per il 97% delle vittime donne e per l’85,4% delle vittime uomini. Alcune vittime sono state molestate sia da uomini sia da donne (8,3% delle vittime). Ciò accade soprattutto per le molestie sui social network e per gli uomini (16,1% contro 5,0% delle donne. Complessivamente le donne sono le autrici delle molestie ai danni di altre donne nel 6,1% dei casi e nel 23,7% di quelle subite dagli uomini.

Incrociando le informazioni sull’autore e sul luogo di accadimento, emerge che per il 5,6% dei casi di molestie sessuali fisiche ai danni di un uomo (nel corso della vita) l’autore era un superiore a lavoro, o un collega; il 5,2% dichiara che sono avvenute nel luogo di lavoro o in un luogo attinente.  Per le vittime donne il 7,8% era un superiore o un collega di lavoro e nel 9,6% la molestia è avvenuta al lavoro o in un luogo attinente. Come detto in precedenza, l’autore delle molestie è quasi sempre un uomo e le vittime ricattate più volte dallo stesso uomo sono state 11,3% delle donne per essere assunte; 25,5% delle donne per fare carriera. Quasi tutti i ricatti sessuali si erano già conclusi al momento dell’intervista, invece tra quelli dichiarati negli ultimi 3 anni, il 16,5% è ancora in corso. E ancora, proprio tra le donne che hanno dichiarato ricatti sessuali negli ultimi 3 anni, i lavori più a rischio sono:

  1. Impiegata 37,6% per assunzione e 39,4% per carriera.
  2. Lavoratrice qualificata commercio/servizi 30,4% assunzioni e 34,9% per carriera.

Nell’80,9% dei casi, se una donna subisce un ricatto sessuale non ne parla con nessuno sul posto di lavoro (dato in linea con la precedente ricerca nel 2008-2009 uguale all’81,7%).

Solo il 15,8% di chi ha subito ricatti nel corso della vita, ha raccontato la sua esperienza. L’8,2% ne ha parlato con i colleghi (8,2%), il 4,1%  con il datore di lavoro (4,1%), il 3,3% con i dirigenti o l’amministrazione del posto di lavoro; l’1,0% con una organizzazione sindacale. Quasi nessuna ha fatto denuncia alle Forze dell’Ordine.

Nel marzo del 2018 è stata siglata una collaborazione tra ISTAT e UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) per un progetto di ricerca nazionale dal titolo “Discriminazione lavorativa per orientamento sessuale e identità di genere, e politiche di diversity management” da marzo 2018 fino a marzo 2020, salvo deroghe. Questo progetto di ricerca ha lo scopo di colmare un vuoto della statistica ufficiale e della ricerca sociale, fornendo così dei dati sulle dinamiche di inclusione e di esclusione dal mercato del lavoro e sulle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale delle persone LGBT e identità di genere, da diverse prospettive.                                                        Si tratta di un disegno di ricerca complesso, che ha l’intento di avere un approccio intersezionale, con la creazione di domande ad hoc, per cogliere ad esempio discriminazioni nei confronti delle donne lesbiche, legate anche al sessismo e all’eterossessismo.

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